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Le piogge, i nidi e una side quest inaspettata

Le piogge, i nidi e una side quest inaspettata

Siamo a giugno e, con un po’ di ritardo, sono arrivate anche le piogge.

Questo, per noi, comporta vantaggi e svantaggi. Gli svantaggi sono legati soprattutto agli esperimenti cognitivi, perché quando piove dobbiamo assolutamente sospenderli. La quantità di pioggia che può cadere in pochi minuti rischia di danneggiare la strumentazione, distrarre i coccodrilli, riempire eccessivamente d’acqua le piscine e, più in generale, non ci permette di lavorare nelle condizioni adatte.

Dall’altra parte, però, l’arrivo delle piogge porta con sé anche qualcosa di estremamente importante: le femmine di coccodrillo possono finalmente deporre le uova.

È quindi ufficialmente iniziato il periodo di costruzione dei nidi e di deposizione, anche se in ritardo, proprio perché le piogge stesse sono arrivate più tardi del previsto. Il suolo ora è più morbido e adatto per essere scavato, e le femmine possono dedicarsi alla preparazione dei nidi.

In allevamento ci rendiamo conto che una femmina ha deposto perché il nido appare come una montagnola di terra che lei non smette mai davvero di controllare. A volte ci sta sopra, altre volte rimane nelle vicinanze. Se invece è in acqua, magari per termoregolare, basta avvicinarsi un po’ troppo a quella montagnola per capire che il nido è tutt’altro che abbandonato: la femmina esce dall’acqua per cacciarti via.

E vi assicuro che lo fa molto bene.

In allevamento, però, con l’obiettivo di ridurre al minimo la mortalità tra la deposizione e la nascita della nuova generazione di cuccioli, le uova vengono rimosse dal nido e incubate in condizioni controllate.

La procedura viene fatta sempre da almeno due persone, anche in base alla dimensione e al comportamento della femmina. Si entra nell’area degli adulti riproduttori e la prima cosa da fare è localizzare la madre. In alcuni casi basta controllare che non si avvicini troppo, soprattutto se rimane in acqua e non mostra intenzione di difendere attivamente il nido. In altri casi, invece, se esce dall’acqua o si trova già vicino al nido, è necessario contenerla in sicurezza, legarla e bloccarla temporaneamente, in modo che le persone possano lavorare sul nido senza rischi.

Una volta bloccata la femmina, si inizia a scavare.

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Il nido viene aperto con estrema delicatezza: si rimuovono poco alla volta gli strati superiori di suolo, spesso usando direttamente le mani, fino ad arrivare alle prime uova.

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Se si ha fortuna, si possono trovare nidi con più di 15 o 20 uova. Tutte le uova vengono estratte con attenzione e, nel nostro caso, sistemate temporaneamente all’interno di un contenitore di plastica.

Poi il nido viene richiuso, cercando di farlo assomigliare il più possibile a com’era all’inizio. A quel punto la femmina viene liberata e si esce dall’area degli adulti riproduttori.

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Sempre con l’obiettivo di ridurre la mortalità, quest’anno in allevamento hanno deciso di pulire tutte le uova con un semplice panno umido. Questo serve a rimuovere il suolo residuo e i liquidi presenti sulle uova, soprattutto quando il nido è molto fresco. Inoltre, aiuta a ridurre la presenza futura di mosche, moscerini, vermi o altri insetti le cui uova microscopiche potrebbero trovarsi nel terreno attorno alle uova di coccodrillo.

Una volta pulite, le uova vengono trasferite in un nuovo contenitore di plastica, preparato con un piccolo substrato. Vengono poi sistemate con cura e protette con un sottile strato di plastica leggermente forato, in modo da permettere il passaggio dell’aria e il mantenimento dell’umidità.

Ogni contenitore viene codificato con la data e con le informazioni generali sul nido e sulla femmina. Infine, viene portato nella stanza di incubazione, dove la temperatura rimane controllata e viene scelta in base agli obiettivi stabiliti per quella generazione di futuri coccodrilli.

Tutti questi passaggi sono necessari per diminuire il tasso di mortalità e aumentare il più possibile il numero di cuccioli che riusciranno a nascere.

Io ho avuto la fortuna di aiutare nell’estrazione di due nidi, nella pulizia delle uova e nella preparazione di alcuni contenitori. Non avrei mai pensato di poter toccare con mano delle uova di coccodrillo, estrarle da un nido e partecipare direttamente a una procedura così delicata.

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È stata un’esperienza che ricorderò tantissimo.

Una di quelle cose del tutto inaspettate che questo progetto, come piccola side quest, mi ha regalato.

Purtroppo non vedrò nascere la nuova generazione: i cuccioli dovrebbero iniziare a schiudersi da agosto in poi, a seconda della data di deposizione dei primi nidi. Però sapere di aver contribuito, anche solo per una piccola parte, all’inizio di questo processo è qualcosa che porterò sicuramente con me.

F. M. C.